Andrea Ranucci
MONZA,
Non è più soltanto un sogno: il restauro dell’Anello di Alta Velocità dell’Autodromo Nazionale è realtà.
Dopo anni di proposte, polemiche e persino sconsiderate richieste di abbattimento, la storica Sopraelevata di Monza trova finalmente una boccata d’ossigeno. Icona globale del motorsport con le sue curve d’asfalto inclinate a 45 gradi, la vecchia struttura sottratta all’abbandono si prepara a rinascere. Già nel 2012, il celebre fotografo Ercole Colombo propose di creare un museo dedicato per valorizzare il tracciato brianzolo sulla scia di circuiti internazionali come Silverstone o Indianapolis. Oggi quell’intuizione ritrova nuova linfa grazie alle ultime decisioni istituzionali.
La Giunta e il Consiglio Regionale della Lombardia hanno infatti approvato l’erogazione di nuovi fondi per il restauro conservativo dell’Autodromo di Monza, destinando una quota fondamentale alla messa in sicurezza e alla valorizzazione culturale del monumentale “Catino”.
Perché la Sopraelevata di Monza è un patrimonio da salvare
Costruita nella metà degli anni ’50 e progressivamente abbandonata dalla Formula 1 negli anni ’60 per motivi di sicurezza, la curva sopraelevata ha rischiato a più riprese il degrado definitivo.
Oggi la prospettiva sul valore dell’opera all’interno del Parco della Reggia di Monza è radicalmente cambiata: l’obiettivo non è solo preservare il cemento armato, ma rilanciare l’infrastruttura come attrazione turistica permanente per appassionati di motorsport e visitatori da tutto il mondo.
«L’Autodromo è un patrimonio storico e culturale della Brianza e della Lombardia. Recuperare l’Anello di Alta Velocità significa custodire la nostra memoria e creare un punto d’attrazione unico per i visitatori durante tutto l’anno».
Non solo F1: la leggendaria impresa della Ducati 100 Siluro
Grandi pagine della storia del motorismo sportivo, dal 1922 a oggi, portano la firma di Monza. Un tracciato dove si sono sfidati campioni capaci di passare dalle due alle quattro ruote come Tazio Nuvolari, Mike Hailwood e il monzese Tino Brambilla: piloti risoluti, “cavalieri del rischio” che sfidavano la velocità con coraggio e rispetto.
Tra i capitoli più affascinanti legati all’Anello di Alta Velocità c’è senza dubbio quello scritto dalla Ducati.
46 Record di velocità in una sola giornata
Il 30 novembre del 1956, la casa di Borgo Panigale scese in pista a Monza con un motociclo carenato rivoluzionario: la Ducati 100 Siluro. Realizzata sulla base della Gran Sport 100 e dotata di un’inedita carena “a sogliola” studiata con un ingegnere aeronautico e la Carrozzeria Tibaldi, la moto era concepita per abbattere ogni muro aerodinamico.
Affidata ai piloti Santo Ciceri e Mauro Carini, la Ducati 100 Siluro guidò ininterrottamente per sei ore sulla sopraelevata, conquistando in un solo giorno 46 record mondiali di velocità (con picchi sul giro più veloce oltre i 170 km/h e una media sui 1.000 km superiore ai 160 km/h), ottenendo ben cinque primati persino nella classe 250 pur avendo una cilindrata di soli 100 cc.
L’aneddoto di Ruggero Mazza e il ritorno dei protagonisti
In occasione del 90° anniversario della Ducati, l’Autodromo ha riaperto le porte dell’Anello di Alta Velocità – grazie alla disponibilità dei dirigenti SIAS – per accogliere il passaggio del Globetrotter 90th diretto a Borgo Panigale.
Ad accompagnare il giovane viaggiatore Timo Schaefer sono arrivati due testimoni d’eccezione, scortati dal Motoclub Ducati Monza e da Umberto Villa: Santo Ciceri (all’epoca 85enne) e Ruggero Mazza (all’epoca 96enne), storico capo del reparto corse Ducati e meccanico che affiancò Franco Farnè nello sviluppo del primo sistema desmodromico.
Proprio Mazza ha ricordato con emozione un incredibile retroscena di quel 30 novembre 1956:
«Abbiamo rischiato di non veder omologati i nostri record per un problema di cilindrata: a motore caldo superava di pochissimo i 100 cc a causa della dilatazione termica delle leghe. Così presi una secchiata di acqua fredda e la versai sul motore, riportando i volumi nei limiti della misura prima delle verifiche. Altri tempi, storie irripetibili di uomini geniali».
Il futuro del “Catino” tra memoria e turismo
«Sulla pista di Monza ho provato emozioni uniche. Si filava ad oltre 200 all’ora senza quasi rendersene conto», ha ricordato Santo Ciceri rievocando le sue imprese.
Grazie ai nuovi interventi di restauro e ai fondi stanziati dalla Regione, l’Anello di Alta Velocità di Monza si prepara finalmente a uscire dall’ombra dell’abbandono. Non più un ricordo da demolire, ma un monumento vivo pronto a raccontare alle future generazioni le leggende della velocità.
“Nella vita bisogna sempre avere una bella dose di …culo – sottolinea Santo Ciceri, protagonista dei record di 60 anni fa – ed io ne avuto tanto, in tante occasioni; soprattutto ai tempi della guerra, quando sono venuto fuori integro dalle bombe cadute su Milano. Sulla pista di Monza ho provato emozioni uniche. Si filava ad oltre 200 all’ora senza quasi rendersene conto. Si mordeva l’asfalto e si cercava sempre il limite. Essere qui a tanti anni di distanza è un’emozione fortissima.
Ancora oggi, vista l’inclinazione della pista, non mi rendo conto come si potesse stare dritti in sella allora, con i mezzi di quel tempo”.
Come verranno spesi i fondi: il piano di restauro e innovazione
Gli interventi previsti dal piano di finanziamento regionale si concentreranno su due pilastri principali:
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Messa in sicurezza e risanamento strutturale: Lavori di ripristino sul calcestruzzo armato e sul manto d’asfalto per fermare il deterioramento causato dai fattori atmosferici.
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Fruibilità turistica e Realtà Aumentata: Progettazione di percorsi pedonali dedicati e integrazione di tecnologie immersive. Tra le ipotesi al vaglio c’è la creazione di un museo dinamico in realtà aumentata, dove ripercorrere virtualmente le sfrecciate dei bolidi storici a oltre 250 km/h.
Il rilancio dell’Autodromo Nazionale tra sport e turismo trova finalmente un finanziamento per una vecchia signora abbandonata e dimenticata da troppo tempo, la Sopraelevata si inserisce nel quadro più ampio di restyling che interessa la viabilità, i sottopassi e gli accessi dell’Autodromo di Monza. La città mira a consolidare la sua posizione come hub internazionale non solo durante il Gran Premio d’Italia di F1, ma 365 giorni all’anno permettendo a tutti gli appassionati di poter visitare l’autodromo in giornate con più tranquillità e meno affollate, con temperature più agevolate. Le voci di tutti gli appassionati finalmente trovano orecchie acute che finalmente prendono in considerazione di rimettere al centro dell’attenzione la storia, la passione, e chissà se ci sarà spazio per gli aneddoti di chi ha vissuto i giorni di tuono sulla Sopraelevata.
Un monumento dimenticato è stato ritrovato.
La storia riprende fiato e con lei il turismo.
Grazie regione Lombardia!
Motorsport is beautiful


