Andrea Ranucci
Monaco,
Storia e passione tra passato e presente.
Il 15° Gran Premio Storico di Monaco (24-26 aprile 2026) si sta concludendo proprio in queste ore, consolidandosi come l’evento di riferimento per il motorismo d’epoca mondiale. A differenza del GP moderno, qui il protagonista non è la velocità pura, ma la conservazione e la celebrazione meccanica.
Il Programma e le Categorie
Il weekend è stato strutturato in 8 serie che coprono quasi un secolo di corse. Oggi, domenica 26 aprile, è il giorno clou con le gare finali:
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Serie A1: Vetture da Gran Premio e “Voiturettes” pre-belliche.
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Serie A2: Auto a motore anteriore costruite prima del 1961 (l’epoca di Fangio e Moss).
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Serie C: Sportive a motore anteriore (1952-1957), icone di eleganza e potenza.
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Serie D/E/F: L’epoca d’oro dei motori Cosworth DFV e della F1 da 3 litri (1966-1980).
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Serie G: Auto da GP del periodo 1981-1985, le ultime protagoniste dell’effetto suolo classico prima dell’era turbo dominante.
I Protagonisti in pista
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Collezionisti d’Elite: Nomi storici come Marco Werner (plurivincitore a Le Mans) e specialisti delle storiche come Stuart Hall e Jordan Grogor si sono sfidati al volante di Lotus, Tyrrell e McLaren originali.
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Le Vetture: Occhi puntati sulle Ferrari 312B ex-Ickx, le Lotus 72 nere e oro (JPS) e le Tyrrell 001 che hanno sfrecciato sotto il tunnel, ora illuminate dai nuovi sistemi LED del circuito 2026.
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UBS (Main Partner): Il colosso bancario svizzero ha organizzato la “UBS Classic Car Rally”, una parata di vetture stradali di valore inestimabile tra le sessioni di qualifica.
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Chopard: Partner storico e cronometrista ufficiale, che ha presentato il cronografo in edizione limitata dedicato alla 15ª edizione.
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Automobile Club de Monaco (ACM): L’organizzatore, che quest’anno ha introdotto standard di sicurezza moderni applicati a vetture di 50 anni fa.
Atmosfera: Il “Museo a Cielo Aperto”
A differenza del GP di F1 di maggio (che sarà marchiato Louis Vuitton), lo Storico offre un accesso più intimo. Il Paddock a cielo aperto vicino al porto, permette agli appassionati di sentire l’odore di olio e benzina e di vedere i meccanici lavorare su carburatori e telai a traliccio, un tuffo nel passato che mette in risalto la qualità dei professionisti che conoscono bene queste vetture e sanno come prendersene cura. Un modo per rivivere un tempo ormai passato dove questi gioielli di meccanica era consuetudine vederli e toccarli senza grandi limiti ne invasioni. Grazie a questo evento l’appassionato può toccare con mano un qualcosa che, ormai, è utopia.
Il sound: Qui si apre un mondo! La vera differenza del 2026 e della triste abitudine di motori termici abbinati a quelli elettrici. Mentre la F1 moderna si sposta verso l’ibrido avanzato, a Monaco questo weekend urlano contro il cielo i V12 Ferrari, i V8 Cosworth e i motori Matra, cuori che sprigionano cavalli meccanici liberi di sfogarsi ricordando ai presenti il vero senso del motorsport, la bellezza su quattro ruote, l’odore di benzina che si mescola ad un sound duro, puro, arrogante e goliardico regalando un’esperienza sonora che sta diventando sempre più rara.
Curiosità dell’Edizione 2026
Quest’anno è stato celebrato il centenario di diversi marchi leggendari e si è dato ampio spazio alla Serie G (1981-1985), che ha visto in pista vetture come la Williams FW07C e la Lotus 91, capaci di tempi sul giro che farebbero ancora oggi invidia a molte categorie minori moderne. L’evento si chiuderà stasera con la tradizionale Cena di Gala alla Salle des Étoiles dello Sporting Monte-Carlo, dove piloti e gentiluomini celebreranno lo spirito intramontabile delle corse.
Il Gran Premio di Monaco non è solo una gara di Formula 1; è un tuffo in un’epoca in cui il pericolo era parte del fascino e il lusso faceva da cornice al coraggio estremo. Mentre i circuiti moderni si espandono verso enormi vie di fuga in asfalto, Monaco rimane un’anomalia del passato: un nastro d’asfalto stretto e tortuoso dove non c’è spazio per l’errore.
Ecco il racconto della gara più iconica del mondo.
Le Origini di un Sogno Impossibile
Tutto ebbe inizio grazie alla visione di Antony Noghès, un commerciante di tabacco che voleva elevare il prestigio del Principato. Nonostante lo scetticismo iniziale — molti pensavano fosse folle far correre bolidi tra i marciapiedi — la prima gara ebbe luogo nel 1929.
A vincere fu William Grover-Williams su una Bugatti verde, dando il via a una leggenda che sarebbe diventata parte integrante del Campionato Mondiale di Formula 1 fin dalla sua nascita nel 1950.
Ogni curva è entrata nel mito:
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Sainte-Dévote: La prima curva, teatro di innumerevoli contatti alla partenza.
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Il Tornantino (Grand Hotel): La curva più lenta dell’intero mondiale, dove le auto devono sterzare al massimo delle loro capacità.
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Il Tunnel: Un’esplosione di suono e luce, l’unico tratto dove i piloti raggiungono velocità elevate nel buio relativo.
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La Rascasse: L’ultima sfida prima del traguardo, situata accanto all’omonimo e celebre bar.
Momenti Indimenticabili
La storia di Monaco è costellata di episodi incredibili che hanno sfidato la logica lasciando che la dea bendata baciasse non solo gli audaci ma anche chi è stato capace di gettare il cuore oltre l’ostacolo. Ecco alcuni esempi:
1982: La gara che nessuno voleva vincere. Ultime tornate, i leader iniziarono a ritirarsi uno dopo l’altro (Prost, Patrese, Pironi, de Cesaris). Inizia una corsa senza senso in una fase stregata sul circuito che vede i piloti alzare il piede per timore di andare a muro o di non finire la corsa. Vinse Patrese vinse senza pretese, senza rendersene conto, dopo aver spento e riacceso il motore in pista. Una confusione che ancora oggi lascia basiti tutti.
1984: La nascita di una stella. Sotto una pioggia torrenziale, il debuttante Ayrton Senna rimontò con una Toleman modesta, sfiorando la vittoria contro Alain Prost prima che la gara venisse interrotta. Vicenda che lasciò molti sospetti sulla vittoria del francese e sulla gestione della corsa. Ma quel giorno c’era anche un’altra stella, rimasta un pò nascosta, silenziosa in quel momento. Una meteora che brillò altrove. Stefan Bellof. Da tuti dimenticato e in pochi ricordato.
1996: L’impresa di Panis. In una delle gare più pazze di sempre, solo 3 auto tagliarono il traguardo. Olivier Panis vinse partendo dalla 14ª posizione, regalando alla Liguria un successo storico.
2018: Daniel Ricciardo, il cuore oltre l’ostacolo. L’australiano riuscì a vincere un gran premio stregato per lui dopo un terribile gioco di squadra avvenuto l’anno precedente che lo vide protagonista in negativo. Pronti via Ricciardo riesce a balzare in testa alla gara per poi riscontrare problemi sulla sua vettura. Sembra destinato al ritiro. Ma la storia ci insegna che un cuore oltre l’ostacolo non può fallire e così Ricciardo resiste, insiste, spinge, riesce a tenere viva la sua RedBull e la porta sotto la bandiere a scacchi.
La vita ti ha restituito ciò che ti ha tolto Daniel! Congratulazioni! C. Horner
Monaco non è solo F1 e noia ma è anche una sfilata di moda tra il passato e il presente lasciando come protagonista la purezza del motorsport in ogni suo aspetto.
Non resta che attendere la prossima edizione per veder sfilare ancora queste gioielli senza tempo.
Sperando di non vedere altre auto distrutte da Alesì.
Motorsport is beautiful


