Andrea Ranucci
SBK,
Perle disperse in oceani emozionali.
Toprak e Rea, due talenti, due campioni, due da salutare e dire addio al fantastico mondo della SBK. Il primo per un salto nel vuoto, voluto, cercato, desiderato. L’altro per appendere il casco al chiodo, una nuova vita, una nuova avventura, lontana dai motorhome, lontani dai circuiti del mondo che hanno visto e ospitato.
Il mondiale si conclude con il botto tra le botte da dietro, osservando senza sapere, senza capire o voler capire. La fotografia di una gara con la conclusione perfetta viene stropicciata da un errore di fretta. Certo un pò di malizia scappa, fa pensare, un contatto di gara così, in un mondiale così, lascia amari e sapori in bocca fragili e non digestibili. Il contatto tra Bulega e Toprak è un contatto di gara un pò forzato in pista sfarzoso fuori. Ma la bellezza di due piloti come loro sta nei atteggiamenti, nei piccoli gesti, nel farsi vedere attraverso la tempesta di sabbia, amici, campioni, sportivi uniti dalla passione e dall’unica catena al mondo che rende liberi.
Un abbraccio, due sguardi, e gli occhi cambiano gli atteggiamenti in un finale che rischiava il far west, ma vale davvero la pena ripercorrere la strada rossiana-marziana?
Con la conclusione del campionato si chiude anche la lunghissima storia di Jonny Rea: fedele alfiere Honda prima, 6 volte campione del mondo poi con la verdona giapponese che ha fatto tremare tutti stando schiacciando e mangiando maglie di catene e gomme avversarie. La storia di Rea è davvero incredibilmente lunga e infinita. Ma se fosse arrivato prima in un team vincente? Quanti altri titoli mondiali avrebbe vinto?
Non lo sapremo mai. Forse più di Rossi, forse più di Marquez, forse avrebbe lasciato un segno indelebile come hanno fatto i suoi predecessori. Chissà.
Arrivederci campioni!
Motorsport is beautiful


