SBK,

Goodbye Philip Island.

E così, finisce qui, la favola australiana, con quel picco che guarda l’oceano prima di immergersi nei tornanti. Philip Island non è solo un circuito, non è solo una pista, non e qualcosa che puoi descrivere con le parole. E’ molto di più. Il round australiano e da sempre l’inizio di tutto, la mano che ti accompagna verso la primavera, la voce di Indianapolis che ti invida ad accendere i motori, è un tempio, un regno, la casa di Casey Stoner che non lasciava niente a nessuno se non pezzi di gomma qua e la per tutti i traversi fatti nella sua carriera in MotoGp.

La SBK saluta sotto le lacrime del cielo l’Australia con la consapevolezza amara che non tornerà più. Ducati e Bulega, il binomio vincente, il binomio che ricorda Ducati e Bayliss chiudono questo week-end con un all in di vittorie. Imprendibile sull’asciutto, un funambolo sul bagnato!

Nicolò non solo mostra le spalle larghe gestendo il primo week-end di gara ma amministra, corregge e si impone su tutti dimostrando di avere questa moto in mano, di essersela cucita a dosso, è un matrimonio che fa bene al cuore, agli appassionati, a chi sognava il ritorno in grande stile.

Bene anche le altre Ducati arrivate a podio, inizia a farsi notare anche Bimota al suo secondo anno in SBK: che sia l’inizio di un capitolo tutto italiano? Aspettiamo e vediamo. Bimota è una storia tutta italiana, figlia dello stesso padre di Ducati, a suo tempo, con i telai a traliccio. Il ritorno del marchio riminese è una boccata d’ossigeno per tutti gli amanti del marchio – che tutt’oggi è di nicchia – sognatori e sognanti di vederla trionfare con maggior frequenza.

E mentre in Italia si chiudono i giochi olimpici, in Australia cala il sipario per una delle piste più belle al mondo. Un colpo al cuore, una decisione non condivisibile, irrispettosa, se vogliamo, per chi ama le due ruote.

Speriamo in un cambio di rotta.

Un soffio di vento a favore.

Per tornare nella terra di Casey.

Motorsport is beautiful

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