Andrea Ranucci
Un Bug,
un errore di sistema. Un errore umano. Un errore. Questo Bug che ha creato scompiglio e sconquasso mettendo a soqquadro una caotica F1 apparentemente affidabile e poco affascinante, nel week malesiano ha evidenziato tutti i suoi limiti e difetti strutturali che da tempo i piloti lamentano. Insomma questa F1 tutta Stars and Stripes ha perso l’anima e non solo.
Se da un lato ci sono i Bug, rallentamenti, fermi pilotati e piloti guidati, dall’altra parte del mondo, invece, ce il bug umano, quello agonistico, puro, l’emotività che sopravvive alla fredda lucidità di una guida sul filo del rasoio, in una terra che non perdona, che non giustifica, non lascia spazio ad un bug emotivo né alla guida. Zero. Se sbagli non c’è una procedura per riavviare, non c’è il tasto rewind, puoi solo ripartire e tenere aperto limitando i danni. Così Solberg ha fatto un errore umano, un errore che ha pagato con 5 secondi su quell’infame cronometro che spezza sogni e speranze, rompe gli indugi e i morali dei più vincenti. Giù il piede, il cuore oltre l’ostacolo, dare fondo a tutto, ma tutto non sempre basta.
Con un bug nel sistema emotivo che non permette un riavvio Solberg perde il mondiale, nel mondo più semplice: con il coraggio di averci provato. E se da una parte c’è l’iper tecnologia dall’altra c’è ancora la purezza del Motorsport, in tutta la sua bellezza, in tutta la sua fragilità.
Due bug diversi, ma entrambi con un peso.
Due bug che creano scompiglio.
Ma quale dei due ci piace davvero?
Motorsport is beautiful


