Andrea Ranucci

Colin McRae,

Pedal to the Metal sfida la Fisica e il risultato è un’impronta indelebile per il mondo del motorsport!

Ci sono piloti che guidano per vincere e piloti che guidano per lasciare un segno indelebile nel cuore degli appassionati. Colin McRae apparteneva alla seconda categoria, con l’aggravante irresistibile di non conoscere il significato della parola “resa”. Tra i tanti capitoli della leggenda dello scozzese, uno dei più iconici non è stato scritto su una prova speciale del Safari o del Rally di Gran Bretagna, ma tra i cordoli e la terra dell’Arena Area 48 al Motor Show di Bologna.

Si va in scena!

Negli anni ’90, il Memorial Bettega non è mai stato una semplice esibizione. La sfida dentro la pista di Bologna era un’arena gladiatoria: duelli, polvere, asfalto e decine di migliaia di tifosi sulle tribune arrivati da tutt’Italia. Il Motor Show rappresenta per anni le Olimpiadi del motorsport italiano, dove tutto era concesso in nome dello spettacolo e della purezza velocistica. In quel contesto di pura passione, la filosofia di McRae trovava il suo habitat naturale. Terra? Asfalto? Con o senza una gomma? Nessun problema.

“When in doubt, flat out”

Durante uno dei suoi infuocati duelli, a seguito di un duro impatto contro le barriere del tracciato misto, la Subaru di McRae rimedia una stallonatura immediata. Il pneumatico si straccia, lasciando solo filamenti di gomma e la ruota completamente scoperta: sul terreno resta solo il cerchio in lega. Per chiunque altro la gara sarebbe finita lì, con una lenta ripartenza verso i box. Il pubblico sugli spalti si alza preoccupato, temendo la fine anticipata dello show. Ma non per Colin McRae. Innestata la marcia, lo scozzese affonda il pedale dell’acceleratore: lo spettacolo deve continuare.

Tra la folla presente, la preoccupazione lascia subito il posto allo stupore e alla gioia goliardica per un’azione al limite dell’impossibile. Derapate e scintille: il cerchio in lega affonda nell’asfalto, raschiando ad altissima velocità, una scia di scintille alta metri diventa una meteora che illumina a giorno il circuito del motorshow. Una cometa sulla pista di Bologna: l’imprevisto si trasforma in un momento di gloria che proietta lo scozzese dritto nella storia del motorsport.

Con tre gomme e un cerchio di metallo, su una vettura totalmente sbilanciata, McRae la mette di traverso sfruttando il trasferimento di carico e la potenza del motore. Urla il propulsore, urla la folla dell’Area 48 in una bolgia che supera il suono dello scarico e l’emozioni vanno oltre lo stupore, vanno oltre il limiti meccanici, sfondano i finestrini della Subaru e raggiungono lo scozzese.

L’eredità di un mito del rally

McRae non sta semplicemente completando il giro: sta spingendo come se fosse in palio il titolo WRC. Spingere su tre ruote a quel ritmo significa rischiare di distruggere la sospensione e ribaltarsi a ogni staccata, ma per Colin il rispetto verso il pubblico viene prima di qualsiasi logica di conservazione del mezzo. Quella giornata a Bologna sintetizza alla perfezione l’essenza di Colin McRae: pura passione, zero calcoli e un totale disprezzo per i limiti meccanici. Un’immagine d’altri tempi che continua ad alimentare la memoria del rally più autentico.

Una di quelle immagini d’altri tempi che oggi alimentano la memoria del motorsport più autentico.

Una vita spesa tra velocità e spettacolo, per il pubblico.

Una vita spenta troppo presto.

Motorsport is beautiful 

 

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