Andrea Ranucci

L’eccezione.

La regola? E’ semplice. Vivere per emozionare.

E così sono passati quindici anni, lenti a viverli, veloci come un treno, lo stesso che ci ha investito tutti quella domenica mattina. Quindici anni di buio, con sprazzi di luce qua e la quando la voce da patacca risuona nelle immagini che scorrono nei mega schermi dei circuiti nelle race week, in un ricordo, in una foto, in un video che passa distratto sui social, quando l’algoritmo si ricorda di te. Un regalo di questa epoca. Un assaggio di quella che era. Un eccezione, appunto, alla regola. 

Un eccezione concessa nel giorno di pioggia copiosa, uno scherzo, un modo per strappare un sorriso sin dal mattino, fatto per non pensare al funesto 23 Ottobre, così da ricordarci che anche nelle difficoltà avevi la battuta pronta per strappare una risata la dove la serietà rischia di schiacciare troppo e soffocare. Un pò di leggerezza, che c’è male? Il disordine dei ricci che diventano una forza, il sorriso un’arma, il cuore lanciato oltre ogni ostacolo visibile a occhio nudo così, per gioco, perchè alla fine

“i luoghi per vincere i mondiali van bene tutti, anche in culo ai lupi! “

Così si parte verso la terra lontana per provare a raddrizzare una stagione partita in salita, di accuse e minacce, scontri e incontri con il campione dei campioni, perchè stargli davanti da gusto. Si parte, ancora, verso una meta lontana da casa, per fare punti, per conquistare qualche podio, per stare in quello un pò più in alto così dalla tv ti vediamo meglio. Già perchè sui gradini bassi quel fare da orso goffo non rende, non ha lo stesso effetto, non piace.

E allora prendiamo la regola di Marco e facciamola nostra, ancora, sempre. Come ogni anno. Stesso giorno. Stesso copione. Perchè in fondo quindici anni è un numero, e una adolescenza, e una vita. La nostra si è spezzata quindici anni fa, si è fermata con te, insieme a te, attraverso le parole di Beltramo che perde la goliardia ma che trova la forza per dirci a tutti come e perchè.

Così finisce l’epopea della risata.

Così ci dimentichiamo della piadina, degli sketch, dei boxer leopardati sotto la giacca e la cravatta. Finisce come finisce. Ancora oggi ci chiediamo “perchè?” ancora oggi non rispondiamo, non sappiamo farlo. Sappiamo solo che quei ricci sotto al casco, ribelli e potenti, non li vediamo più e ci mancano tantissimo.

Sappiamo che eri e sempre sarai un’eccezione alla regola ed è bello così.

Meglio sorpassare all’interno e tutti felici o un sorpasso all’esterno e tutti in piedi sulla tribuna?  

Alla fine che conta?  Che differenza ce?

“Vorrei esser ricordato come uno che sapeva emozionare.”

E allora vaffanculo! 

 

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